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Michel Giot
Lovanio

08/12/1994

Intervento di Michel Giot alla cerimonia di consegna della laurea Honoris Causa al Professore Antonio Ruberti Lovanio, 8 Dicembre 1994

Qualcuno ha detto: i tre errori che non devono essere commessi nella crisi che stiamo attraversando sono la paura del cambiamento, la parcellizzazione del pensiero e la mancanza di conoscenza della tecnologia. La Sua carriera appare come votata alla lotta contro questi tre errori. In effetti, nel seguirLa dentro le diverse istituzioni dove ha esercitato successivamente responsabilità importanti, l’abbiamo vista professor Ruberti guidare il cambiamento basandosi sulla concezione globale di un mondo dove la scienza e la tecnologia sono al servizio dell’uomo.

Lei è nato il 24 gennaio 1927 ad Aversa, una località situata ad una trentina di chilometri a nord di Napoli, ed è all’Università di Napoli che ha effettuato gli studi di Ingegneria. Lei mi permetterà di distinguere nella Sua carriera fino a questo giorno quattro periodi…

Il primo periodo è quello della scienza. Nel 1962, Lei è stato nominato professore titolare di Controlli Automatici presso l’Università La Sapienza di Roma, poi a partire dal 1973, professore titolare di Teoria dei Sistemi. Ha pubblicato un centinaio di articoli scientifici sul controllo automatico e la teoria dei sistemi, sulle proprietà strutturali dei sistemi dinamici lineari a coefficienti variabili e bilineari, che Le hanno valso molteplici riconoscimenti scientifici, tra i quali il titolo di fellow dell’Electrical and Electronic Engineers. Dal 1969 al 1973, Lei ha assunto inoltre il ruolo di responsabile del Dipartimento di Informatica e Automatica dell’Università di Roma e del Centro Studi del CNR sui Sistemi di Controllo e di Calcolo Automatico. Sotto la Sua direzione, questi due organismi sono diventati centri di ricerca di primo piano, luoghi di frequenti scambi internazionali.

Comincia il secondo periodo, quello della gestione dell’Università. Dal 1973 al 1976 Lei diviene Preside della Facoltà di Ingegneria, poi dal 1976 al 1987, Rettore dell’Università di Roma. Periodo di crisi, durante il quale Lei ha fronteggiato l’emergenza del terrorismo senza mai sacrificare le libertà democratiche e migliorando il funzionamento e l’immagine dell’Università.

Lei lascia il Rettorato per entrare nel governo della Repubblica, prima come Ministro della Ricerca Scientifica e Tecnologica, poi come Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica. Questo terzo periodo della Sua carriera si situa dal 1987 al 1992. E’ qui che l’abbiamo vista guidare il cambiamento a livello dello Stato, deciso a far partecipare l’Italia al grande movimento di sviluppo scientifico e tecnologico europeo.

Lei difende l’idea che è a partire dall’Università che bisogna innescare il cambiamento. Ecco perché, sotto il Suo impulso, il Parlamento adotta una serie di leggi di riforma universitaria: leggi di programmazione e piani di sviluppo, leggi sul diritto allo studio, leggi sull’ordinamento degli studi universitari (con la quale nascono i diplomi di primo livello), ecc..

L’Italia le deve anche numerosi interventi a favore della ricerca: legge sulla creazione dell’Agenzia Spaziale Italiana, legge sui crediti a favore della ricerca applicata, legge sul programma Antartide, programmi dei parchi scientifici e tecnologici, piani di settori e programmi nazionali di ricerca (nuovi materiali, bioelettronica, ambiente, …).

La Sua azione si basa sull’esperienza e sulla riflessione. Una esperienza accumulata nel corso della Sua carriera scientifica e a capo de La Sapienza. Una riflessione condotta collegialmente con ricercatori eminenti di diverse università italiane e straniere…

Ha pubblicato una trentina di saggi, opere collettive e articoli relativi alla politica universitaria e alla ricerca, come pure al problema dell’innovazione tecnologica. Permettetemi di citarne almeno due “Tecnologia domani” apparso nel 1987 e “L’Europa a confronto” edito nel 1990.

In queste opere si riconosce lo specialista della teoria dei sistemi, quando Lei descrive la traiettoria tecnologica, quando Lei cerca di precisare l’individuazione delle variabili di quei sistemi complessi che sono le nostre economie europee, così come quando Lei fa l’analisi nello spazio delle variabili che influenzano lo sviluppo, e ancor più quando indica il ruolo della variabile tempo e distingue i sottosistemi fortemente interagenti.

Quando, nel gennaio 1993 Lei diviene Commissario europeo per la ricerca, la formazione e l’educazione, si assume responsabilità maggiori alle quali è idealmente preparato. In effetti, le Sue opere ne sono testimoni, Lei ama l’Europa e Lei ha riflettuto alle linee direttrici di una politica europea:

- far crescere il finanziamento di origine comunitaria per aumentare la qualità e l’efficienza dei programmi di ricerca;

- sviluppare uno spazio comune delle università affinchè possa esistere uno spazio europeo comune;

- allargare dal punto di vista geopolitico lo spazio europeo della ricerca.

Tenuto conto della natura della riunione odierna, mi permetta di fermarmi sulla Sua analisi dell’Università.

Lei le riconosce, in ragione della sua tradizione, della sua natura e della sua vocazione all’universalità, la missione di essere la sede naturale della ricerca di base, rispettoso della sua libertà e della sua autonomia, allorchè questa libertà ha la tendenza a venire ridotta dai programmi di ricerca applicata, finalizzata e di sviluppo. E quanto alla specificità dell’insegnamento universitario, Lei scrive che nasce dal suo intreccio con la ricerca che ne condiziona la qualità. L’Università è il polmone che fa respirare il sistema di ricerca, e il serbatoio che alimenta le risorse umane.

Le Sue funzioni alla Commissione si sviluppano mentre si elabora il Trattato dell’Unione e si prepara il programma-quadro di ricerca 1994-1998 e i nuovi programmi di formazione Socrates e Leonardo. Questi programmi consacrano il principio della messa in rete, principio che permette, secondo Lei, di superare in maniera dinamica la tensione tra il bisogno di cooperazione e la volontà di conservare quella varietà che, in materia sia scientifica che tecnologica, fa la ricchezza dell’Europa.

Gli equilibri sono tuttavia difficili da trovare tra il principio della eccellenza scientifica e la necessità di assicurare la coerenza dello sviluppo economico, tra le regioni più avanzate e quelle meno avanzate, tra ricerca pura e ricerca applicata. E, al di là della ricerca, è al livello della trasformazione dei risultati in realizzazioni industriali e in prodotti commerciali che Lei pensa si situi la debolezza essenziale dell’Europa. Da qui la messa in opera delle azioni in vista della diffusione e dell’applicazione dei risultati di ricerca.

Tra le novità del recente programma-quadro, è importante citare nel settore della ricerca socio-economica finalizzata, l’evoluzione delle scelte scientifiche e tecnologiche, la ricerca sull’educazione, e la ricerca sui fenomeni d’esclusione sociale, ivi compresi i problemi urbani.

Per assisterla nella concezione e la messa in opera della Sua politica di ricerca e di sviluppo tecnologico, la Commissione ha deciso di creare un’Assemblea composta da un centinaio di scienziati e da responsabili industriali di ricerca di alto livello. Inoltre, una rete di valutazione di scelte scientifiche e tecnologiche a scala europea, la rete ETAN, sarà messa a disposizione dell’insieme degli attori della ricerca in Europa, in analogia agli strumenti esistenti negli Stati Uniti e in Giappone.

Infine, per stimolare lo sviluppo, su scala europea, della riflessione e del dibattito sulla scienza e la tecnologia nei loro aspetti storici, etici, economici, culturali e giuridici, ha creato un Forum Europeo della Scienza e della Tecnologia. Certo esso dovrà esaminare gli effetti delle innovazioni incrementali che accrescono la qualità dei prodotti, la cui concentrazione, come Lei dice, genera un eccesso di competitività su un mercato in recessione, a somiglianza peraltro della concentrazione delle innovazioni di processo. Lei propone piuttosto che si consacrino gli sforzi a creare prodotti nuovi che soddisfino bisogni nuovi, per esempio, le grandi reti transnazionali di comunicazione e di informazione che permettono di rispondere a una domanda di nuovi servizi per le imprese, per il commercio, per la salute e per l’educazione.

Si riconosce bene nelle iniziative della Commissione, il marchio del Professor Antonio Ruberti, che richiama l’importanza della relazione tra il maestro e l’allievo allorchè giustifica la scelta del nome Socrate per uno dei nuovi programmi che mirano alla mobilità dei giovani per mettere in pratica la dimensione europea della loro formazione e quello di Leonardo da Vinci per mettere l’accento sulla creatività e l’apprendimento per mezzo della pratica nei domini artistici e tecnici.

Ecco perché, Signor Rettore, la facoltà di Scienze Applicate sarà molto onorata di veder conferire al Professor Antonio Ruberti il titolo di Dottore Honoris Causa.